Un business milionario. Il vero miracolo di Padre Pio

pioUn cadavere mummificato, guest star del Giubileo 2016, un gigantesco giro di persone e di affari con 8 milioni di visitatori e più di 100 milioni di introiti, tremila persone che lavorano nell’indotto: questo è il business di Padre Pio a Petralcina e San Giovanni Rotondo, il secondo luogo al mondo più visitato dai fedeli di religione cattolica dopo Maria di Guadalupe a Città del Messico.

Questi i fatti di oggi, ma proviamo a spiegare questo fenomeno affaristico tornando indietro nel tempo. Edoardo Gemelli e Francesco Forgione: dall’incontro di questi due signori, nati rispettivamente nel 1878 e nel 1887. Il primo è padre Agostino Gemelli, a cui si deve la costruzione del gigantesco Policlinico romano a lui intitolato. Il secondo è Padre Pio. Tutti e due frati minori francescani, si trovarono su sponde nemiche, al punto da avere a suo tempo spaccato la Chiesa cattolica in due fazioni.

Gemelli, consultore del Sant’Uffizio, quindi la carica più importante per il controllo della fede, nel 1920 fu inviato a indagare sulle stimmate di padre Pio. Gemelli crede nei miracoli, e difende pubblicamente quelli di Lourdes in più occasioni: vorrebbe fossero veri anche quelli attribuiti a questo fraticello che mostra le stimmate. Ma alla fine, dopo l’ennesimo rifiuto di questi e dei suoi confratelli soprattutto, che lo comandano a becchetta, di sottoporsi al doveroso esame, di lui padre Gemelli scrisse testualmente: “uno psicopatico ignorante e che indulgeva in automutilazione e si procurava artificialmente le stigmate allo scopo di sfruttare la credulità della gente”.

Giudizio confermato dall’allora vescovo di Foggia Salvatore Bella, il quale denunciò il possesso da parte del frate di Petralcina di due sostanze chimiche, l’acido fenico e la veratrina, consegnatigli dalla farmacista del paese, e adatti a procurarsi ferite ulcerose. Nel 1923 il Sant’Uffizio invitò i cattolici a non credere alle stimmate e a non andare a San Giovanni Rotondo.

Nel 1931 la Santa Sede, a seguito di ulteriori indagini, proibì a Padre Pio di dire pubblicamente messa e di confessare. Nel 1960 papa Giovanni scrive intorno a Padre Pio che teme “un vastissimo disastro di anime, diabolicamente preparato, a discredito della S. Chiesa nel mondo” e una “…contaminazione che da ben 40 anni circa ha intaccato centinaia di migliaia di anime istupidite e sconvolte”. Si riferisce al circo mediatico e al cerchio magico che sfrutta l’immagine del frate. Ma nel 1964 Paolo VI restituisce al frate di Petralcina tutte i suoi requisiti di sacerdote e gli concede perfino “ad personam” di dire messa in latino. Tutto sembra volgere in favore di Padre Pio e della sua aura di santità, ma esiste un ultimo colpo di scena. Nel filmato dell’ultima sua messa, del 23 Settembre 1968, d’improvviso le maniche della sua tonaca di scoprono, rivelando la totale assenza di stimmate in entrambe le mani. In pochi lo notano e poche ore dopo padre Pio muore.

Forse la risposta sta nell’indagine che per conto di Giovanni XXIII svolse proprio nel 1960 monsignor Carlo Maccari. Nel 2002 Padre Pio è proclamato santo a furor di popolo, ma quell’indagine è ancora coperta dal segreto, una ferita aperta sulla verità più grande delle stimmate.

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